Au pair proveniente da un Paese fuori dall’UE
Qui la famiglia deve essere molto più prudente. In Italia esiste il riferimento al collocamento alla pari,
ma il caso concreto va controllato prima dell’arrivo con le autorità competenti o con la rappresentanza consolare italiana del Paese di partenza.
Prima dell’arrivo
Controlli indispensabili
- Verificare se l’au pair necessita di un visto nazionale di lunga durata o di altro titolo coerente con il soggiorno previsto.
- Controllare quali documenti chiede il consolato italiano competente nel Paese di residenza dell’au pair.
- Preparare un accordo au pair dettagliato: durata, compiti, paghetta, vitto, alloggio e condizioni di studio della lingua.
- Controllare se dopo l’ingresso deve essere richiesto il permesso di soggiorno entro i termini di legge.
- Valutare la copertura sanitaria: polizza e/o iscrizione volontaria al SSN, secondo il caso concreto.
Punti delicati
Dove le famiglie sbagliano più spesso
- Confondere l’au pair con lavoro domestico ordinario.
- Acquistare il biglietto prima che il consolato confermi il percorso corretto.
- Non verificare se il titolo d’ingresso consente davvero il soggiorno previsto.
- Non organizzare la fase successiva all’arrivo: dichiarazioni, appuntamenti, permesso di soggiorno, assicurazione.
- Usare modelli trovati online senza adattarli alla situazione reale.
Attenzione: per i cittadini non UE non basta dire “viene come au pair”. La famiglia dovrebbe verificare
prima della partenza quale visto o procedura sia applicabile nel caso concreto, quali documenti servano e se dopo
l’ingresso occorra richiedere un permesso di soggiorno. In caso di dubbi, conviene controllare il portale ufficiale dei visti,
il consolato italiano competente e la Questura / Sportello Unico per l’Immigrazione territorialmente competente.